Impiegato

Consulente

Imprenditore

 

Consulente

Primi anni

Me l’aspettavo più facile la vita del consulente free-lance: mi ero figurato di lavorare cinque giorni al mese, di guadagnare quello che prima guadagnavo con lo stipendio, e per il resto di dedicarmi a letture e piaceri vari.

 

Fu già dal secondo lavoro che feci nei primi mesi del 1989 che capii che le cose erano un po’ complicate:la mia fattura n. 02 per 5 milioni non è mai stata pagata. D’accordo che si fatturano cinque giorni di media al mese, ma i clienti ti pagano quando e se dicono loro, prima devi rincorrerli per vendere, poi ancora per farti pagare. E questo costa gli altri giorni della settimana, spesso sabato e domenica compresi.


Comunque qualche passeggiata il mercoledì mattina, qualche film visto il pomeriggio di lunedì, me li sono permessi, alla faccia degli impiegati. E ho fatto qualche lavoro interessante. Ad esempio la progettazione e il coordinamento di un progetto formativo per un’intera rete commerciale Sip (trecento venditori), in tre sedi in Italia.

 

O la consulenza di marketing – in pratica un temporary management – per una start-up salernitana nel software.

 

 

La Confcommercio.

Ho continuato a fare corsi e consulenze in giro per l’Italia, ma ho incontrato un’azienda di Trento, la Seac, collegata al mondo Confcommercio, con cui ho svolto per due anni (1994-1996) un lavoro più profondo sulle realtà locali dell’associazione.

 

Ho prima avuto in aula sui temi del marketing associativo i direttori delle prime cinquanta Associazioni Commercianti, e poi ho girato in circa trenta associazioni a fare formazione ai dipendenti, e consulenza sullo sviluppo associativo.

 

Si trattava di stare in aula circa cento giornate l’anno, e allora la pressione è schizzata in alto: “o cambia vita, o si deve prendere una pillola la giorno per tutta la vita”, mi ha detto il mio medico. Ho chiesto come si chiamava la pillola.

 


La Sdoa

Nel 1986 ho iniziato la collaborazione con la scuola di management della Fondazione Antonio Genovesi di Salerno, una delle prime del Mezzogiorno e una delle più prestigiose in Italia.

 

Ho ritrovato progetti a lunga scadenza, e particolarmente mi sono dedicato all’assistenza alla creazione d’impresa, lavorando come capo-progetto prima sulla legge 236 per la creazione di imprese nel settore turistico, e poi sulla 608, la cosiddetta legge sul prestito d’onore.

 

Ho assistito duecento neo-imprenditori che hanno messo su, grazie al finanziamento di Sviluppo Italia ed alla formazione della squadra che coordinavo, pasticcerie e studi legali, imprese di artigianato artistico e imprese serricole, laboratori di odontoiatria e di fotografia, negozi di abbigliamento e studi veterinari.


Un lavoraccio, di grandissima soddisfazione: ancor oggi incontro i vecchi partecipanti al corso ora imprenditori, e uno dei nostri fornitori aziendali è un mio antico allievo.


In questa attività ho lavorato con due fanciulle, le più brave di un corso di marketing tenuto sempre alla Sdoa in cui avevo insegnato. A progetto concluso erano senza lavoro, e ho chiesto se volevano fondare una società di consulenza con me.


Dopo aver capito che non scherzavo, e che non ero completamente matto abbiamo fondato Mirò. Era il 13 aprile 2000.