Biografia

Amori e passioni

Storie ed emozioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amori e passioni

Il Milan
E’ la prima scelta che ho fatto nella mia vita, ero nel cortile del condominio Incis di Vercelli: “Per chi tifi?” Ho risposto Milan, perché quell’anno il Milan aveva vinto lo scudetto e perché sapevo da mio padre che l’anno venturo avrebbe giocato in rossonero un ragazzo di Alessandria, poco più grande di me.

Il mio Milan è quello di Rivera, quello che perde un campionato quando ha sette punti di vantaggio, che perde a Verona l’ultima partita e si fa scavalcare dalla Juve, che attende dieci anni la stella del decimo scudetto. Il vero tifoso deve soffrire, se no non si diverte.

Oggi se qualcuno mi chiede “Per chi tifi?” rispondo sempre Milan, ma la squadra vincente, che fa spettacolo e che obbedisce a un padrone arrogante, non mi piace più come prima.
(O forse è colpa dei cinquant’anni che provocano un generalizzato calo del desiderio?)

 

La politica
Nel 1968 avevo quindici anni, e quando scoppiò il casino giurai che non mi sarei perso niente. Qualcosa in realtà avrei fatto bene a risparmiarla, ma si sa che a quindici anni, e poi fino a venticinque, non è la prudenza a guidarti.

Il movimento studentesco fu inebriante: in un’età in cui il senso di onnipotenza è già ampio, sentirsi padroni del destino proprio e dell’umanità non può che lasciar tracce incancellabili. La mia generazione ne è rimasta segnata, in tutti i sensi.

C’è chi ha bruciato la sua vita, e quella degli altri. C’è chi ha rinnegato tutto e ha scoperto il successo e l’egoismo come unici valori.

C’è poi “la meglio gioventù” che ha cercato, nella prosa quotidiana, di rimanere fedele non agli ideali (già vecchi e consunti quando ci sembravano splendenti), ma ai valori più profondi: vedere il proprio impegno al servizio di qualcuno, e non solo di se stessi, trovare piacere nelle cose che si fanno, avere rigore nel giudicare gli altri e se stessi. Spero di appartenere a questa categoria di sessantottini.

Ora della politica sono un tifoso: osservo con passione e partecipazione quello che accade, ma ho l’impressione che come nel calcio ci sia meno da divertirsi.

 

Cibo e vino
Qualche volta ho detto, un po’ per scherzo, che da giovane sognavo di finire all’inferno nel girone dei lussuriosi. Più tardi mi sono accorto di non averne il talento e mi sono accontentato di quello dei golosi.

Cibo e vino mi appassionano, amo consumarli, amo leggerne, amo parlarne. Considero il piacere di bere un grande rosso, le poche volte che posso permettermelo, tra le esperienze culturali più appaganti che ci siano.

E amo bere e mangiare in compagnia, ma ristretta: per una grande bottiglia bisogna essere in due, da solo ti ubriaca e conservi un pessimo ricordo, in tre non te la godi, e rimane il rimpianto.
Mangio tutto e bevo tutto, ma se dovessi scegliere, allora indico un grande arrosto e una bottiglia di Borgogna, da bere con Gianni o con Giovanni, litigando di cultura e politica. (chissà se qualcuno mi regalerà mai un Romanée-Conti).

 

Libri, musica, film
Da ragazzo leggevo con ingordigia da bulimico. Prima Salgari, di nascosto, invece di fare i compiti, poi gli americani – Hemingway, Steinbeck – e gli inesorabili russi (ho finito in un giorno Delitto e Castigo e non ne ricordo niente).
Ho poi rallentato, e spero di essermi raffinato. Sul comodino tengo Kafka, forse avrei Proust se non fosse scomodo per quel luogo, e L’Iliade.

Ascolto musica, oramai solo classica e jazz, ma un tempo sono stato un beatles-fan e poi un seguace del progressive rock e dei King Crimson. Mozart è il mio vate, tutto, dalle sonate infantili al Requiem.

Vado al cinema e sono un onnivoro, anche se oramai amo solo film d’essai e film d’azione. Non portatemi, per favore a vedere un film che invia messaggi, perché come dice John Ford, il mio mito, “se devo mandare un messaggio uso il telegrafo”.

 

Delizia
Mia moglie è siciliana, e a me diverte molto vedere la sua radicalità etnico-culturale, dal mio punto di vista assolutamente laico (ho vissuto in cinque diverse regioni, non parlo alcun dialetto e ne capisco tre-quattro). E’ bionda e ha gli occhi azzurri, come una vera normanna. E’ alta un metro e mezzo o poco più, come una vera siciliana. Stiamo insieme ormai da venticinque anni.
Per me lei rappresenta la forza di gravità: c’è sempre, anche quando non me ne rendo conto, e senza di lei, vagherei nello spazio senza meta.